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Dallo Smart Working alla Formazione che cambia

Posted by: articol1amo
Category: Blog
Dallo Smart Working alla Formazione che cambia

Durante questi ultimi mesi abbiamo sperimentato direttamente cosa significa operare in contesti VUCA: ovvero ambienti caratterizzati da volatilità (cambiamenti estremamente rapidi ed improvvisi), incertezza (impossibilità di prevedere con certezza il futuro e gli esiti delle nostre azioni), complessità (presenza di numerose e differenti variabili connesse tra di loro) ed ambiguità (mancanza di chiarezza, necessità di accettare che i fenomeni possano avere più interpretazioni).  

Abbiamo assistito al diffondersi di alcune parole che progressivamente sono diventate di uso comune: smart working, distance working, new normality, low touch economy, …. E tante altre ancora … prevalentemente in lingua inglese.

Una riflessione importante, a mio avviso, merita quanto e come sia cambiata la formazione rivolta ai lavoratori. Se inizialmente, infatti, si è trattato di una necessità contingente, nel tempo si stanno perfezionando tecniche e strumenti così da renderla una pratica che potrà resistere alla fine della pandemia.

Si è assistito ad una profusione di webinar, learning class, pillole formative, podcast di varia natura e talvolta, ahimè occorre dirlo, di dubbia qualità ed efficacia.

La sfida che tutti noi professionisti della formazione ci troviamo infatti ad affrontare è: come governare il processo di apprendimento a distanza? Come mantenere alta l’attenzione dei partecipanti? Come garantire l’interattività cui eravamo ormai abituati in aula? 

Chi poi come me si occupa di formazione esperienziale, sovente addirittura senza l’impiego di slide, a maggior ragione si è dovuto ingegnare. E così è iniziata una lunga attività di studio delle differenti piattaforme alla ricerca di quella che possiede le funzionalità più coerenti con l’obiettivo da raggiungere. Personalmente ritengo indispensabili: la condivisione di documenti e filmati, la presenza di una lavagna (dashboard), la possibilità di suddividere i partecipanti in sottogruppi e di garantire l’interazione anche in chat, funzionalità per esprimere assenso e dissenso in modo veloce e facilmente visibile a tutti. Utilizzo molto anche sondaggi di varia natura, che ritengo ottimi attivatori, ma quasi tutte le piattaforme che ho analizzato possiedono un numero limitato di modalità per la visualizzazione dei risultati quindi prediligo l’impiego di siti esterni. Sto trovando di grande impatto e valore aggiunto anche i sistemi che consentono di lavorare in modo collaborativo, quali ad esempio Mural e Miro.

Insomma le soluzioni ci sono, diventano sempre più numerosi anche i giochi d’aula disponibili in versione digitale, siti e strumenti di lavoro pensati appositamente per consentire e facilitare una didattica interattiva e coinvolgente che consenta al tempo stesso la trasmissione di contenuti e la sperimentazione attiva. 

Apparentemente tutto sembrerebbe funzionare ma la riflessione che vorrei portare riguarda non solo gli aspetti tecnologici e digitali ma soprattutto la necessità per chi eroga la formazione di sviluppare nuove competenze. Gestire un’aula “a distanza” richiede l’espressione di una differente capacità di comunicazione, l’eloquio ed il non verbale si modificano, la gestione dei tempi è differente perché diversa è la durata del livello di attenzione, si suggerisce infatti di fare una pausa di almeno 10 minuti ogni 60-90 minuti di lavoro. Una sessione formativa, perché sia efficace, può essere al massimo di 3-4 ore, a condizione che sia molto dinamica e che il docente possieda grandi capacità nel mantenere alta l’attenzione dei partecipanti.  I momenti di inizio e fine della lezione vanno curati con particolare attenzione perché occorre “costruire” una relazione a distanza e questo richiede modalità e tempi diversi da quelli cui eravamo abituati. 

Cambiano dunque il contesto, il mezzo, i contenuti, le modalità relazionali, le competenze richieste… una nuova sfida si sta aprendo per i professionisti della formazione.